Articolo uscito su numero 6 di Ticker.
Andate a vedervi anche l’articolo a pagina 6: PICCOLE ASSOCIAZIONI CRESCONO
(www.tickernews.it)
Anche i lama abbandonano il parco
Il “fiore all’occhiello” di Ferri è un paesaggio degradato e razziato
cavriglia: Oasi naturale, una storia lunga 25 anni E’ successo di recente a Massa dei Sabbioni. Una signora aprendo la porta di casa si è trovata di fronte due lama che passeggiavano nel parcheggio. Ultimo di una serie di “incontri ravvicinati”, i quadrupedi sono “ospiti” del Parco di Cavriglia, struttura nota per la sua bellezza naturale e paesaggistica. Ma quanti di voi ci sono stati ultimamente? Scordatevi il luogo che avete visitato da piccoli: oggi la situazione è ai limiti della decenza. E allora, gli anni successivi all’età dell’oro meritano una breve cronistoria.
1985-1990 La gestione dell’area viene affidata dal Comune alla Cooperativa Parco Naturale che grazie al volontariato riesce a mantenere integra la struttura.
1990-1994 Perché i costi di mantenimento della struttura non gravino sulle casse comunali, l’Amministrazione rivede la convenzione e inizia una graduale politica di disimpegno.
1994-1998 I lavoratori della Cooperativa, vista anche la reticenza a collaborare del Comune, pensano ad una gestione diretta senza consulenti. Anche se con difficoltà, si tamponano le emergenze e si realizza un percorso didattico per le scolaresche. Nessun posto di lavoro viene tagliato.
1998-2004 Arriva “l’eclettica” Portabagagli di Firenze che assume tutti i lavoratori, acquista l’Ostello ed il Ristorante e procede ad una risistemazione della struttura. Un inizio col botto interrotto, purtroppo, dal fallimento della cooperativa fiorentina.
2004-2005 Si cerca di salvare il salvabile. La Portabagagli nomina un fiduciario che fonda la Cooperativa Parco di Toscana con la benedizione dell’amministrazione comunale
ed il parere fortemente contrario dei lavoratori, perplessi sulle competenze dei nuovi gestori. Evidentemente a ragione: i problemi aumentano, stipendi e entrate calano.
2006-2008 Alcuni dei lavoratori “storici”, nel tentativo di “sopravvivere”, creano la Cooperativa Turistica Chianti Valdarno, prendendo in gestione il campeggio. Nel 2007 fallimento lampo della Cooperativa Parco di Toscana, che aveva mantenuto la gestione del Parco: tutti i lavoratori sono licenziati. A seguire, nel 2008, la cooperativa Chianti Valdarno prende in gestione anche il parco. Il comune, “prodigo di favori”, non caccia un euro, né per gli animali, né per la manutenzione.
2009-2010 Il Comune affida a Beta (associazione aderente a Legacoop e parte del “sistema Koinè”), la gestione di Parco e Campeggio costringendo la cooperativa Chianti Valdarno
a pagare un subaffitto. Nel luglio 2009, si decide la vendita del campeggio (unica struttura in attivo) sperando di far cassa e recuperare un Parco ormai in completo stato di abbandono. Speranza vana: l’asta va deserta. Il Comune affida di nuovo la gestione alla Cooperativa Chianti Valdarno, ma “pretende” un contributo. La Beta si tiene il Parco e i risultati della gestione sono quanto meno discutibili.
OGGI Il campeggio è di nuovo all’asta. Valore di stima (aumentato per l’aggiunta di un lotto di terreni boschivi) 460.000 euro. Visti i precedenti, non crediamo ci siano reali speranze per una felice conclusione. Verosimilmente si andrà verso un rinnovo della convenzione, forse agli “stoici” della Chianti Valdarno, che per sopravvivere, intanto, si fanno 6 mesi l’anno di disoccupazione.
Capire come 25 anni non siano bastati a risolvere la questione è cosa ardua. In un quarto di secolo ci siamo giocati potenzialità incredibili in termini di turismo sostenibile, mentre l’indifferenza degli amministratori locali ha prodotto “solo” lamenti per la cattiva gestione della Cooperativa di turno. Viene da pensare che quella del Parco di Cavriglia Stefano Valentini solidale con gli operatori che hanno dedicato (e vorrebbero continuare…) la propria vita alla cura del Parco e dei suoi animali sia la prova evidente dei danni che può produrre una conduzione ibrida: né pubblica né privata. Pensiamo all’acqua… che va di moda. Siamo stanchi di questi “Rapaci del pubblico”, come li chiama Sergio Rizzo, che imperversano con incompetenza sulle risorse della comunità, depauperando il denaro di tutti, pensando che sia di nessuno. Ha cuore il sindaco Ferri di andare dagli amici delle TV e dei giornali a sbandierare il Parco di Cavriglia come fiore all’occhiello del proprio Comune. Meglio sarebbe farci un giretto e sfamare i lama. Di recente su La Nazione, si leggeva a proposito di Cavriglia “Il Monopoli del comune rosso. Compra e vende paesi, borghi, fattorie, per salvare lo skyline collinare”. Se il sindaco vuole giocare a MONOPOLI realizzando plusvalenze con la vendita di immobili che l’ENEL gli ha regalato, che lo faccia pure! Delresto questo gioco non è difficilissimo.Piuttosto stia attentoa non confondere il Parco della Vittoria con il Parco di Cavriglia. A nostro avviso c’è un po’ di differenza.
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